Diario di un viaggio su un’isola (terza parte)

Restano ancora alcune cose da dire e da mostrare, una cosa importante è che non saremmo mai arrivati qui se non fosse stato per Paolo e Luisella che hanno creato una sorta di sentiero già tracciato per noi. Poi naturalmente uno la strada se la ricostruisce a modo suo, sbaglia, fa deviazioni, scopre altre cose. Non è male fare un viaggio così sulle tracce degli amici.

Su certe spiagge eravamo completamente soli. Per esempio la prima volta che siamo arrivati a Papas Minas abbiamo incontrato un tedesco che stava venendo via e che ci ha detto con voce gioiosa “Enjoy!”.

Sulla spiaggia di Papas Minas c’erano torri di pietre piatte, quasi dei ripari dal vento, troppo piccoli per poter contenere una persona. Sulla spiaggia del paese ho visto un nonno insegnare al nipotino come costruirne di piccole, intrecciando le pietre piatte.

cats and towers

I gatti sono tanti. Ieri mentre eravamo a cena uno più agguerrito degli altri, piccolo e bianco, veniva scacciato violentemente con spruzzi d’acqua e anche aggredito con un bastone. Quasi invincibile fino alla totale rimozione dei piatti – con questa codina a righe che sbatteva di qua e di là come una frusta – in realtà poi al posto del cibo ha accettato volentieri due gnocchi

Nel fine settimana c’era un po’ più di gente e una domenica, trovandola un po’ “affollata” (cinque o sei persone), abbiamo iniziato a salire la collina. C’era un vento fortissimo oltre al terreno molto franoso e secco, pieno di schegge di sasso che ti facevano scivolare nella polvere. Ora so cosa vuol dire quando il vento letteralmente “ti porta via” come diceva mia nonna quando ero piccola, camminavo con lo zaino sollevato in aria dal vento e dovevo tenere fermo il cappello con due mani benché fosse ben calcato e con tanto di sottogola. Abbiamo raggiunto la spiaggia dopo, Pontikalia (Minas poi ci ha detto che vuol dire spiaggia dei topi!). Lì eravamo di nuovo solo noi due. Abbiamo rimesso in piedi un riparo di legni per creare un po’ d’ombra; una volta tornati in Italia abbiamo scoperto che era stato Paolo a costruirlo durante il suo viaggio precedente. Grazie al riparo ho potuto disegnare e persino usare gli acquarelli. Il ritorno è stato molto più facile.

pontikalia

Disegnare e anche scrivere a volte è difficile perché il vento letteralmente mi sfoglia il taccuino da sotto la penna. Forse vuole boicottare i miei disegni o è geloso perché non posso disegnarlo. Il vento qui è una presenza molto forte e quasi fisica, crea profondi avvallamenti sul mare che sembra quasi massaggiato da mani invisibili.

barca