San Francisco: 7-9 settembre

Il 7 settembre era il Labor Day, festività che noi non conosciamo affatto ma che da queste parti svuota strade e città come il nostro Primo Maggio. Per il Labor Day era previsto un gigantesco lavoro (che da noi probabilmente richiederebbe… settimane? mesi? anni?) di rinnovamento del Bay Bridge, praticamente la sostituzione di un intero braccio del ponte, molto spettacolare. Vicino a casa, in Hayes Street una ragazza aveva sistemato i suoi quadrettini sulla via in un percorso tipo Pollicino, ne abbiamo comprato uno e ammirato le combinazioni di colori, mi sono sentita più che mai europea per la mia incapacità di essere laid back come la maggior parte della gente, qui. Certo, è una facciata, ma che cambiamento rispetto alle nostre cupe città in cui ognuno guarda per terra e cammina come un automa! Quando incontri lo sguardo di uno sconosciuto automaticamente quello ti sorride, e io mi sento super timida e anche un po’ musona.

Nel tentativo di trovare un posto dove comprare un giornale italiano siamo finiti nel bel mezzo di Tenderloin, quartiere vuoto e minaccioso. Ci siamo affrettati a tornare su Van Ness e abbiamo attraversato Nob Hill con le sue belle case, alcune però strane, alcune letteralmente marce, abbandonate. La gente stava appesa ai cable cars, noi siamo scesi a piedi verso Chinatown; la cosa che mi è rimasto più impressa è stato un negozio di dolci cinesi, tutto rosa e sporco, pieno di panini al vapore e altre leccornie dall’aspetto affascinante.

Facciamo un salto al Visitor Information Center con l’idea di capire come andare verso la Napa Valley o Big Sur. L’antipatia di questi impiegati controbilancia in pieno la simpatia di quasi tutte le altre persone incontrate da queste parti: un italiano inacidito che assomiglia a Leslie Nielsen e fa finta di non capire quando parlo e una cinese isterica che alla mia richiesta di informazioni su Monterey e Carmel urla che no! Questa è SAN FRANCISCO! Alla fine andiamo a farci un giro al Golden Gate Park, ammiriamo il museo de Young e la California Academy of Sciences progettata da Renzo Piano.
Al ristorante mi trovo nelle tipiche comiche da europeo negli Stati Uniti: quanto lasciare di mancia? Decido dopo mille esitazioni e poi spio ansiosamente il cameriere: sembra contento! Ha funzionato! Phew… usciamo, facciamo un bel giretto, poi torniamo al parco a sdraiarci al sole, rilassamento totale! Profumi, uccellini, fiori, piante grasse (tra cui aloe giganteschi), scoiattoli molto socievoli. Sto leggendo il diario di Sylvia Plath.

L’8 settembre, dopo un bel giro a Mission, mentre torniamo verso il nostro quartiere, all’angolo un gruppo di afroamericani mangiavano e ballavano con bellissima musica a palla; alla fine siamo andati a bere qualche birra dal locale accanto a casa, Place Pigalle, pieno di divani vecchio stile, con una barista ricciolona e simpatica che ci ha offerto un popcorn burrosissimo. Il 9 settembre siamo passati all’Apple Store dietro Union Square per leggere la mail gratis e poi siamo andati a Castro, il mitico quartiere gay.

Abbiamo fatto colazione con caffè e muffin in un baretto, poi in una libreria (le librerie di questa città sono super stupende) abbiamo comprato regali per gli amici rimasti a casa. Tornando verso North Beach ci siamo fermati a mangiare qualcosa di cinese da House of Nanking. Purtroppo in questo viaggio dal punto di vista del mangiare non abbiamo avuto esperienze eccezionali. Nel migliore dei casi cibo accettabile ma non da ricordare. E dire che nella mia ingenuità avevo sperato di andare a Berkeley da Chez Panisse! Ignoravo che c’era una lista d’attesa di due settimane!