Virus diary

Questo post l’ho scritto due settimane fa.

Questo è quello che vedo da una delle mie finestre. Oggi è lunedì 23 marzo e siamo chiusi in casa ormai da due settimane. Stare in casa fa sì che si vada alla scoperta di cose che normalmente ignoriamo e che si guardi con più attenzione il mondo circostante.

La prima settimana è stata surreale e ha generato molta paura. Non riuscivo a staccarmi dai continui aggiornamenti, dai telegiornali, da Twitter. Questo mi faceva vivere in uno stato d’ansia che non ricordavo di avere vissuto da tempo, e soprattutto quell’appuntamento quotidiano delle 18 con il bollettino, quei numeri in continua salita, mi faceva male.

La prima settimana non sono quasi riuscita a lavorare. Sono una delle persone fortunate, lavoro da casa sempre, ormai, da anni. Ma questo stare a casa era molto diverso. Era molto dura concentrarsi e anche trovare la leggerezza per partecipare a flashmob quotidiani, non dico cantare, ma anche solo affacciarsi alla finestra ad ascoltare gli altri. Poi ho trovato un mio ritmo. Ho mollato le news e disinstallato Twitter.

Ho ricominciato a lavorare. Continuo a meditare tutti i giorni e cerco di visitare tutti i giorni la mia terrazza, che sono molto fortunata ad avere. Ogni giorno quindi ci ho passato molto più tempo. Domenica ho dedicato la mattina a pulirla e a sistemarla come probabilmente non avrei fatto, se non fossi stata in questa situazione. Con la bella giornata sarei sicuramente andata a camminare, anche a fare una bella camminata lunga, magari a Framura.

Invece ho tolto le erbacce dai vasi, il muschio tra le mattonelle, ho spazzato e ho scoperto piante che avevo dimenticato. Mi danno grandi gioie le mie insalate che non sono morte mai per tutto l’inverno, così come il prezzemolo. Naturalmente provano il cambiamento climatico: cicoria, rucola, quelli che noi chiamiamo costonetti.

Ho scoperto anche un vicino di casa che non avevo mai notato: un gabbiano con una zampa sola. L’avevo visto una volta, sull’angolo del cornicione, mentre ero al telefono, e mi ero chiesta oziosamente dove la tenesse nascosta. Ora so che non ce l’ha proprio. O meglio, non ha la parte palmata della zampa e si tiene in equilibrio su quell’altra. Che cosa sarà successo alla parte mancante della zampa? Forse una zuffa violentissima con i suoi rivali? Ma sarà un maschio o una femmina? È un gabbiano dagli occhi rossi, piuttosto piccolo, una strisciata d’arancio sul becco, il petto candido e gonfio che stamattina arruffava spulciandosi con il becco. Forse sarà una femmina.

Si scoprono quindi le crudeltà del mondo animale. Pulendo ieri ho seguito una traccia di piume di piccione che mi hanno portato a un’atroce scoperta: la testa mozzata di un piccione dietro la caldaia, e qualche ossicino. Non è la prima volta che vedo un gabbiano aggredire un piccione. Qui vedo le estreme conseguenze di questa violenza.